Intervista a Claudia Nicoletta, donna di 41 anni che nel 2022 ha scoperto di avere un tumore al seno. Ecco la storia di come è riuscita ad affrontare il cancro, che spesso è un mostro più grande di noi.

Ciao Claudia. Raccontami un pò la tua storia
“Ciao, la mia storia inizia a ferragosto 2022. In quel periodo, sia io che mio figlio Antonio abbiamo avuto il covid; poi verso metà settembre saremmo dovuti partire per le vacanze, ma io avevo sempre affanno, stanchezza. Proprio per questo, per una mia serenità decisi di fare una TAC al torace, dalla quale si è evidenziata la presenza di due linfonodi anormali sul braccio sinistro. Da lì il medico mi suggerì di fare una mammografia, che feci una volta tornata dalle ferie. Non avevo alcun sintomo sul seno, nessuna anomalia, che invece molti dicono che si nota in casi come i miei. Il 28 settembre feci la mammografia, e da lì mi dissero che era presente una massa di già 5 centimetri; da quel momento ho iniziato a indagare, a capire cosa e come potevo fare, anche tramite il racconto di esperienze di donne che ci erano già passate. Da questi consigli ho iniziato ad andare all’ospedale di Latina, dove ho trovato dei medici che mi hanno presa subito a cuore, ma la struttura di Latina non è una garanzia, nonostante l’ottima professionalità dei medici, erano presenti proprio delle lacune strutturali. Fu proprio lì che mi venne nominata per la prima volta la mastectomia totale, una procedura molto pesante e proprio per questo ho deciso di chiedere un nuovo parere, e così sono arrivata al Gemelli di Roma. Proprio lì ho conosciuto l’associazione Komen: è l’organizzazione più grande in Italia, senza scopo di lucro, basata sul volontariato, che opera dal 2000 nella lotta ai tumori del seno. È proprio tale associazione che organizza “the race for the Cure” che è la più grande manifestazione per la lotta ai tumori del seno in Italia e nel mondo. Da quel momento mi sono sentita un po’ più serena, accolta. Il 9 gennaio 2023 feci la mia prima chemio, che è una terapia nuova che mi hanno somministrato erano il: i farmacituzumab e il deruxtecan, che sono un anticorpo monoclonale e particella di chemioterapico, entrambi hanno il compito di distruggere le cellule malate all’interno del corpo. Erano previste 8 sedute da fare, alle prime quarte io già non avevo più nulla, i linfonodi si erano ridotti e non erano più presenti i 5 centimetri di tumore. Nonostante ciò ho continuato a fare le terapie, che mi hanno portato ad avere l’intervento chirurgico il 31 luglio 2023, che ha comportato un’ampia quadrectomia; in pratica sono andati a pulire tutte le parti interessate dalla presenza del tumore, e mi hanno tolto 3 linfonodi. Dopo ciò feci radioterapia per 25 sedute, che hanno portato alla sterilizzazione totale della parte interessata. Adesso eccomi qua, con i controlli che verranno fatti ogni 6 mesi e la terapia di mantenimento con il trastuzumab.”

Quando hai saputo della diagnosi, quale è stato il tuo primo pensiero?
“Il mio primo pensiero è stato perchè a me? Perché così presto, visto che ho ancora molte cose da fare nella vita, ho ancora un bimbo piccolo che voglio vedere crescere. Però allo stesso tempo ho iniziato a dire: se questo è quello che mi aspetta, devo trovare un modo per risolvere al meglio perchè io ho tante cose da fare e ora non è il momento. Ho pianto 3 mesi, anche il solo pensiero mi faceva star male; poi c’è stato un giorno in cui mio figlio mi disse: “Mamma tu piangi”, non riuscivo a trattenermi neanche davanti a lui. Non avevo idea di cosa mi sarebbe successo, di cosa avrei dovuto affrontare e sopportare. Tutte le viste che facevo, mi permettevano di capire che c’è una vita parallela a quella normale, una vita di gente che lotta tutti i giorni per vivere.Quando arrivi che tocchi per terra, devi per forza risalire in qualche modo, perché c’è tanta gente che conta su di te e non si può non combattere questo mostro. Avevo tante domande, alla quale non sapevo se avrei mai trovato una risposta.”
Come hai affrontato questa situazione?
“La mia preoccupazione iniziale era come gestire Antonio, mio figlio; una volta sistemato lui in tutte le eventualità, io dovevo seguire le direttive dei medici, che mi sono stati sempre vicino .Capita di sentirsi soli, perché in questi casi c’è tanta solitudine, dettata anche dal fatto dell’incredulità di accettare che una cosa così brutta sia capitata proprio a te”
A cosa pensavi nei giorni “no”, cosa ti spingeva ad andare avanti?
“Guardavo Antonio, se non avessi avuto lui non so come sarebbe andata. Anche quando ho iniziato a perdere i capelli, sono andata a vedere la parrucca; lui, anche se era piccolo, era lì con me, e quando abbiamo trovato il taglio più simile al mio, lui mi disse: “Mamma bella”. I suoi occhi,la sua genuinità e solo lui sono stati la forza che mi permetteva di andare avanti, lui mi dava la possibilità di vivere la giornata pensandoci il meno possibile, così sono riuscita ad affrontare giorno dopo giorno. Ho fatto anche un percorso dalla psicologa -perché la salute fisica va in parallelo con la salute mentale – con la quale affrontavo le mie giornate “no”, che inevitabilmente c’erano. Il pensiero che avevo sempre era: oggi è un giorno in meno a stare meglio; quindi facevo il conto alla rovescia al mio primo grande obiettivo, ovvero l’intervento. Spesso mi capitava di non poter urlare, e quindi mi mettevo a cantare a squarciagola, la musica mi ha aiutato molto, era un modo per sfogarmi, per liberarmi.”
Quest’esperienza brutta, cosa ti ha lasciato di positivo, cosa ti ha insegnato, se c’è qualcosa che ti ha insegnato?
“Mi ha insegnato che la vita è un dono, e va apprezzata, vissuta. Bisogna fare ciò che si vuole adesso senza aspettare, perché domani non si sa cosa ci aspetta.La vita è fugace, quindi bisogna fare ciò che si sente o vuole oggi, non domani. Perché domani non è un giorno in più, ma un giorno in meno.”
Proprio come disse il poeta latino Ovidio, “carpe diem” ovvero “cogli l’attimo”.
Com’è stato tornare a lavoro?
“All’inizio avevo paura, anche delle domande che sarebbero state fatte dalla gente. Il primo giorno è stato bello, tornare alla quotidianità è stato emozionante: come il primo giorno in una nuova scuola, quando sei affascinato dalla novità, dal nuovo, ma allo stesso tempo hai timore, paura di ciò che ti aspetta. Molti clienti non lo sanno, e io non gli dico nulla, perché non voglio ricordare ma soprattutto perché non voglio piangere mentre sono in cassa a fare il mio lavoro. Voglio che il lavoro sia quasi un’isola felice, dove mi dimentico di ciò che ho e vivo la vita normalmente, il lavoro mi permette di non pensare a ciò che ho. Tornare a lavoro mi ha fatto molto bene, anche il mio umore è migliorato da quando sono rientrata:”
Quale consiglio daresti alla generazione futura?
“Io consiglierei di iniziare a fare prevenzione prima, ad oggi la prevenzione per i tumori al seno inizia facendo l’ecografia tutti gli anni, dai 25 ai 40 anni, ecco sarebbe bene anticipare la prevenzione per guadagnare più tempo. Appena c’è qualche campanello d’allarme bisogna controllarsi subito e non rimandare mai. C’è bisogno anche di più informazione, ad esempio io molte cose non le sapevo e le ho scoperte solo perchè mi sono trovata costretta a scoprirle per una causa di forza maggiore, ho fatto tante ricerche e ho studiato il problema per capirlo al meglio. Inoltre un altro consiglio è quello di stare attente all’alimentazione, ad esempio zucchero e soia sono da evitare, soprattutto nei tumori ormonali come il mio. Alla generazione futura direi di apprezzare molto la vita, e di non sprecarla o buttarla via per niente. Ma soprattutto che bisogna parlarne, non solo del tumore al seno, bensì in generale di tutti i tumori. Io inizialmente non ci sono riuscita, non volevo farmi vedere o farmi delle foto; poi invece mi sono detta che bisogna farsi vedere, perché se qualcuno ha anche un minimo dubbio è bene che si faccia controllare, che si informi anche tramite le esperienze di altre donne. Inoltre bisogna avere fiducia nella scienza, nelle sue medicine e cure; quindi bisogna affrontare questo male, che a volte anche quando meno ce lo aspettiamo, arriva nella nostra vita e dobbiamo imparare a conviverci, anche se non vogliamo, ma che comunque va affrontato. “
Alimandi Giorgia 4U