L’iceberg più longevo mai registrato fa fiorire la vita prima di sciogliersi

L’iceberg A23a, a lungo il più grande del mondo, è stato immortalato dai satelliti della NASA nell’Atlantico meridionale mentre si frammentava in numerosi piccoli blocchi.

Già a gennaio, le immagini satellitari avevano individuato l’iceberg alla deriva tra l’isola della Georgia del Sud e la punta orientale del Sud America. Il suo lungo viaggio è iniziato nel 1986, anno del distacco dall’Antartide, a cui è seguito un prolungato periodo in cui il gigante di ghiaccio è rimasto incagliato durante la sua risalita verso nord.

Le rilevazioni di gennaio mostravano un significativo accumulo di acqua di fusione sulla superficie dell’iceberg principale, la cui estensione si è ridotta a 1182 km², meno di un terzo di quella originaria. Attualmente, muovendosi verso acque sempre più calde, A23a appare ulteriormente frammentato; è interessante notare come i piccoli blocchi siano accompagnati da una fioritura di microalghe.

L’iceberg A23a è costantemente monitorato da satelliti ottici e radar, poiché rappresenta un caso di studio naturale quasi unico: un iceberg gigantesco che entra in una fase avanzata di fusione superficiale.

Eventuali fratture o rotture improvvise forniranno dati preziosi per comprendere il futuro comportamento delle grandi piattaforme di ghiaccio antartiche.

Processo di nutrizione

La fusione di una massa di queste dimensioni rilascia enormi quantità di acqua dolce fredda, alterando localmente la salinità e la stratificazione dell’oceano. Tale fenomeno può influenzare la circolazione oceanica su scala regionale, la distribuzione dei nutrienti e la produttività del fitoplancton, base della catena alimentare antartica.

In alcuni casi, il passaggio e la frammentazione degli iceberg creano vere e proprie “oasi biologiche“, sebbene gli effetti a lungo termine di questi processi restino ancora poco compresi.

Andrea Verderame

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