L’aviazione israeliana ha bombardato diversi depositi di carburante, una raffineria e un sito di trasporto e distribuzione di prodotti petroliferi nei dintorni di Teheran. Si tratta della prima volta che le forze israelo-statunitensi colpiscono obiettivi di questo tipo sul territorio iraniano.
L’aria irrespirabile di Teheran
Secondo quanto riferito dal New York Times, gli attacchi si sono concentrati nella notte tra sabato 7 e domenica 8 marzo. Al di là degli obiettivi bellici, l’operazione ha causato un vero e proprio disastro ambientale per la popolazione della capitale. La megalopoli, che conta quasi dieci milioni di abitanti, è attualmente avvolta da una densa nube nera e tossica sprigionatasi dai violenti incendi divampati nei depositi dopo i bombardamenti.
I roghi sono stati talmente intensi che i vigili del fuoco hanno dovuto lavorare per molte ore prima di riuscire a domare le fiamme.
“Ho visto scendere pioggia nera”.
Ad essere colpiti sono stati, in particolare, i depositi di Shahran e Aghdasieh (rispettivamente a nord-ovest e a nord-est di Teheran), una raffineria a sud della città e un ulteriore sito a Karaj, situato a ovest. Al momento, la popolazione civile è quella che sta pagando le conseguenze più gravi.
Una perturbazione atmosferica sopra la città ha infatti causato precipitazioni che hanno dato luogo a un fenomeno anomalo riportato dai residenti: “La pioggia che cadeva era nera“, ha raccontato un ingegnere di 44 anni alla rivista Time. “Non potevo credere ai miei occhi: succedeva perfino a Tajrish, a chilometri di distanza dai depositi di carburante”. Le autorità hanno emesso un allerta per piogge acide, invitando i cittadini a rimanere al chiuso.
Ferracci Roberto 4°Z