Dopo la guerra lampo di 12 giorni, intrapresa da Trump nel Giugno 2025, la mattina di
sabato 28 febbraio il fronte di guerra tra stati-uniti e Iran si riapre.
Alle 7:33 circola la notizia che israele ha lanciato quello che lo stesso stato israeliano
definisce come un “attacco preventivo” all’Iran.
Pochi minuti dopo, viene chiarita anche la complicità degli Stati Uniti nell’attacco
Uccisione di Ali Khamenei
Dopo una giornata di raid e esplosioni, al primo giorno di guerra viene confermata la
morte dell’ayatollah Ali Khamenei, Guida Suprema iraniana.
In seguito viene chiuso lo Stretto di Hormuz, corridoio strategico da cui transita il 20%
del petrolio mondiale.
Gli iraniani, nonostante gli avvertimenti della Casa Bianca, hanno lanciato quella che
hanno definito una risposta “su vasta scala” colpendo diverse basi statunitensi in tutto il
medio oriente, in Arabia saudita, Kuwait, e Oman.
Molti missili hanno preso di mira la portaerei Lincoln, mentre gli americani hanno
rivendicato di aver affondato nove navi da guerra iraniane ed il quartier generale della
loro Marina.
Il presidente Trump annuncia che l’operazione “sia un successo”, esprimendo che la
capacità missilistica e di difesa iraniana sia messa alle strette.
Nonostante le parole del presidente degli USA, lo stato dell’Iran possiede un gran
numero di doni capace di danneggiare costantemente le basi statunitensi.
Possibile allargamento del conflitto
Dopo pochi giorni dall’inizio del conflitto, gli attacchi iraniani hanno raggiunto obiettivi
ben oltre Israele, un missile infatti era diretto in Turchia, ma per fortuna è stato
abbattuto dai sistemi di intercettazione della Nato.
Un altro attacco ha raggiunto l’isola di Cipro, con il danneggiamento di una base
statunitense.
Per adesso i paesi europei, come l’Inghilterra e Francia mostrano sostegno agli
Stati-Uniti rendendo disponibile l’uso di basi nel loro territorio.
Diversa è la posizione della Spagna, il cui presidente condanna l’attacco all’Iran, in
risposta Trump, taglia tutti i rapporti con il paese iberico.
Danni economici per i paesi coinvolti
Il primo danno causato dalla guerra è sicuramente quello economico, con l’aumento dei
prezzi del petrolio che arriva a 100 dollari al barile.
La chiusura dello stretto di Hormuz blocca le navi petrolifere e isola i paesi del golfo che
in questo modo ne restano gravemente danneggiati.
Gli Stati Uniti, nonostante il vantaggio nel conflitto, hanno riportato considerevoli danni
che ammontano a diversi miliardi di dollari. Un conflitto di lunga durata potrebbe
creare tensione nella casa bianca, mentre per quanto riguarda l’Iran, nonostante
l’uccisione della guida spirituale, il collasso del governo è poco probabile.
Il paese ha registrato ingenti perdite e l’uccisione di diversi civili.
Andrea Verderame 4Z